
Video conclusivo dell'incontro del 23 Aprile del Gruppo missionario, su consumo critico e sobrietà. [Testo: don Tonino Bello Musica: "Nuvole bianche", Ludovico Einaudi] "L'educazione alla povertà è un mestiere difficile. Forse per questo il Maestro ha voluto riservare ai poveri la prima beatitudine. Non è vero che si nasce poveri. Poveri si diventa, dopo lunghe fatiche ed estenuanti esercizi. Questa della povertà è una carriera, e tra le più complesse. Richiede un tirocinio tanto difficile, che il Signore Gesù si è voluto riservare direttamente l'insegnamento di questa disciplina. Perché alla povertà ci si educa e ci si allena. Povertà è annuncio. La ricchezza della terra non è maledetta, è buona. Però, c'è una cosa ancora più buona: la ricchezza del Regno. Ecco il punto. Farsi povero non deve significare disprezzo della ricchezza, ma dichiarazione solenne che il Signore è la ricchezza suprema. Povertà è rinuncia. Il cristiano rinuncia ai beni per essere più libero di servire. Spogliarsi per lavare i piedi, come fece Gesù. Chi vuol servire deve rinunciare al guardaroba. Chi desidera stare con gli ultimi, deve alleggerirsi dei "tir" delle sue stupide suppellettili. E' la gioia, che connota la rinuncia cristiana. Povertà è denuncia. Di fronte alle ingiustizie del mondo, il cristiano non può tacere. Non può tacere dinanzi allo spreco, al consumismo, alla dilapidazione delle risorse ambientali. Quale voce di protesta il cristiano può levare? Quella della povertà! La povertà è <b>...</b>
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